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Esercitazioni di volo. Può succedere di tutto
quando si arrampica, ma una cosa veramente buffa e singolare
capitò, qualche anno fa, ad un giovane alpinista
impegnato sulle rocce di monte Eolo. Un oggetto di imprecisata
identificazione, piovuto improvvisamente dal cielo, precipitò
sul capo del climber in erba. Dopo un primo istante di terrore
puro, il malcapitato si accorse di avere in testa, ben appigliato
ai suoi capelli, un piccolo scoiattolo, evidentemente alle
prese con una planata inattesa. Le esercitazioni di volo
non sono ammesse solo fra scalatori
e vi avvertiamo,
di scoiattoli, da queste parti, ce ne sono davvero molti!
Uno speciale compagno di scalata. Se si esclude lo
scempio della cava, l'ambiente intorno a Colle Zannuto è
veramente selvaggio e suggestivo, per cui invitiamo gli
eventuali frequentatori a rispettarlo fin dalle azioni più
insignificanti. In particolar modo, preghiamo tutti i climber
di evitare inutili schiamazzi che potrebbero disturbare
il magnifico falchetto che nidifica proprio sulle rocce
sommitali dell'antro del Drago
è così
bello arrampicare in silenzio accompagnati dal suo aereo,
elegante volteggiare, che ci fa sentire ancora più
liberi ed in sintonia con la natura!
Sottosopra. Eccitante librarsi sulla roccia verso l'alto,
ma altrettanto entusiasmante è discendere nelle viscere
della terra. Colle Zannuto è stato generoso anche
con gli amanti della speleologia, svelando, di recente,
un'altra delle sue meraviglie. E' stata, infatti, rinvenuta
una interessante grotta, dallo sviluppo di 300 metri, con
ingresso proprio in corrispondenza della cava. Considerando
le note cavità dell'adiacente monte Eolo e la natura
carsica di tutto il territorio, tutto fa pensare che ci
saranno nuove belle sorprese per gli amici "pipistrelli".
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Il chiodo fantasma. Per
i pionieri, il problema alpinistico irrisolto di Penna della
Rocca era: superare un incredibile strapiombo giallo di una
via del settore destro della parete. In molti avevano tentato
l'ascensione ma l'aggettante sperone calcareo respingeva anche
i più arditi. "Nessuno sarebbe mai passato di
lì!" sentenziavano ormai anche i più bravi,
conferendo al passaggio la fama di inaccessibilità.
Poi, un giorno, Bocci (forte e modesto, come si conviene ai
migliori) riuscì nell'impresa, ma, una volta ridisceso
alla base della parete, l'espressione del suo volto non lasciava
trapelare la gioia che ci si sarebbe attesi, visto il successo
conseguito; il giovane Boris, smorzando gli entusiasmi dei
compagni di scalata, rivelò, moggio, moggio, che, oltre
lo strapiombo, aveva trovato, ben conficcato nelle roccia,
un chiodo, uno di quegli artigianali cunei di ferro che usavano
gli scalatori agli albori dell'alpinismo. Quello era un segno
inconfutabile che qualcuno, prima di lui, era già passato
di lì, qualcuno che, non disponendo delle moderne attrezzature,
doveva essere veramente molto, ma molto bravo. Ma di chi si
trattava? L'ambiente dei rocciatori ternani allora era molto
ristretto e chiunque avesse compiuto un'impresa del genere
lo avrebbe sicuramente urlato con orgoglio ai quattro venti.
Si scatenò la caccia all'uomo, si compirono numerose
ricerche ,ma non si riuscì a scoprire l'autore della
mirabolante scalata.
Passarono molti anni durante i quali la via superata da Bocci
continuò a restare proibitiva per i più, fino
a che un mio amico, a seguito di estenuanti allenamenti, superò
di nuovo il fatidico passaggio, ma, sorpresa delle sorprese,
il chiodo misterioso non c'era più, era scomparso e
al suo posto si beava al sole un ciuffetto di timidi fiorellini
rupestri.
Ora, non è possibile che Bocci si sia inventato tutto,
perché è una persona molto seria e perché
non avrebbe avuto senso sminuire l'impresa da lui stesso portata
a compimento; non è neanche possibile che il chiodo
si sia tolto da solo dalla roccia o sia caduto per qualche
caso fortuito, perché i chiodi non hanno mani e martello
per "autocavarsi" e perché, essendo ben incuneato
nella roccia, nemmeno un terremoto del X grado della scala
Richter lo avrebbe potuto far precipitare. Insomma, per la
gioia degli alpinisti più romantici, l'enigma rimane,
aleggiando, col suo magico fascino, sulle solari rocce dei
monti Martani. |
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