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Alpinismo > Curiosità
Sezione a cura di
Lorenza Moroni (guida escursionistica)
Stefano Zavka (guida alpina)

Esercitazioni di volo. Può succedere di tutto quando si arrampica, ma una cosa veramente buffa e singolare capitò, qualche anno fa, ad un giovane alpinista impegnato sulle rocce di monte Eolo. Un oggetto di imprecisata identificazione, piovuto improvvisamente dal cielo, precipitò sul capo del climber in erba. Dopo un primo istante di terrore puro, il malcapitato si accorse di avere in testa, ben appigliato ai suoi capelli, un piccolo scoiattolo, evidentemente alle prese con una planata inattesa. Le esercitazioni di volo non sono ammesse solo fra scalatori…e vi avvertiamo, di scoiattoli, da queste parti, ce ne sono davvero molti!

Uno speciale compagno di scalata. Se si esclude lo scempio della cava, l'ambiente intorno a Colle Zannuto è veramente selvaggio e suggestivo, per cui invitiamo gli eventuali frequentatori a rispettarlo fin dalle azioni più insignificanti. In particolar modo, preghiamo tutti i climber di evitare inutili schiamazzi che potrebbero disturbare il magnifico falchetto che nidifica proprio sulle rocce sommitali dell'antro del Drago…è così bello arrampicare in silenzio accompagnati dal suo aereo, elegante volteggiare, che ci fa sentire ancora più liberi ed in sintonia con la natura!

Sottosopra.
Eccitante librarsi sulla roccia verso l'alto, ma altrettanto entusiasmante è discendere nelle viscere della terra. Colle Zannuto è stato generoso anche con gli amanti della speleologia, svelando, di recente, un'altra delle sue meraviglie. E' stata, infatti, rinvenuta una interessante grotta, dallo sviluppo di 300 metri, con ingresso proprio in corrispondenza della cava. Considerando le note cavità dell'adiacente monte Eolo e la natura carsica di tutto il territorio, tutto fa pensare che ci saranno nuove belle sorprese per gli amici "pipistrelli".

Il chiodo fantasma. Per i pionieri, il problema alpinistico irrisolto di Penna della Rocca era: superare un incredibile strapiombo giallo di una via del settore destro della parete. In molti avevano tentato l'ascensione ma l'aggettante sperone calcareo respingeva anche i più arditi. "Nessuno sarebbe mai passato di lì!" sentenziavano ormai anche i più bravi, conferendo al passaggio la fama di inaccessibilità. Poi, un giorno, Bocci (forte e modesto, come si conviene ai migliori) riuscì nell'impresa, ma, una volta ridisceso alla base della parete, l'espressione del suo volto non lasciava trapelare la gioia che ci si sarebbe attesi, visto il successo conseguito; il giovane Boris, smorzando gli entusiasmi dei compagni di scalata, rivelò, moggio, moggio, che, oltre lo strapiombo, aveva trovato, ben conficcato nelle roccia, un chiodo, uno di quegli artigianali cunei di ferro che usavano gli scalatori agli albori dell'alpinismo. Quello era un segno inconfutabile che qualcuno, prima di lui, era già passato di lì, qualcuno che, non disponendo delle moderne attrezzature, doveva essere veramente molto, ma molto bravo. Ma di chi si trattava? L'ambiente dei rocciatori ternani allora era molto ristretto e chiunque avesse compiuto un'impresa del genere lo avrebbe sicuramente urlato con orgoglio ai quattro venti. Si scatenò la caccia all'uomo, si compirono numerose ricerche ,ma non si riuscì a scoprire l'autore della mirabolante scalata.
Passarono molti anni durante i quali la via superata da Bocci continuò a restare proibitiva per i più, fino a che un mio amico, a seguito di estenuanti allenamenti, superò di nuovo il fatidico passaggio, ma, sorpresa delle sorprese, il chiodo misterioso non c'era più, era scomparso e al suo posto si beava al sole un ciuffetto di timidi fiorellini rupestri.
Ora, non è possibile che Bocci si sia inventato tutto, perché è una persona molto seria e perché non avrebbe avuto senso sminuire l'impresa da lui stesso portata a compimento; non è neanche possibile che il chiodo si sia tolto da solo dalla roccia o sia caduto per qualche caso fortuito, perché i chiodi non hanno mani e martello per "autocavarsi" e perché, essendo ben incuneato nella roccia, nemmeno un terremoto del X grado della scala Richter lo avrebbe potuto far precipitare. Insomma, per la gioia degli alpinisti più romantici, l'enigma rimane, aleggiando, col suo magico fascino, sulle solari rocce dei monti Martani.
 
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