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Carsulae celtica
Carsulae era il centro spirituale dei Celti d'Italia. E'
una teoria che uno studioso da poco scomparso, Manlio
Farinacci ha tentato di dimostrare in tutti modi, scrivendo
decine di pubblicazione sull'argomento, tenendo conferenze,
partecipando a trasmissioni televisive, costituendo associazioni.
Una teoria non ha mancato di creare interesse, non solo
a livello locale, anche se rimane contestatissima dagli
archeologi e dagli storici ufficiali. Alla base dei suoi
studi Farinacci ha messo un'analisi del dialetto locale
che avrebbe delle curiose assonanze con il gaelico.
Lo stesso nome di Carsulae, significherebbe, in celtico,
la città dalle pietre luccicanti. Ammesso che le
popolazioni di origine umbra fossero in realtà celtiche,
Farinacci spiega nel dettaglio, nei suoi libri, come Carsulae
ne fosse la città sacra. La strada lastricata che
l'attraversa sarebbe non già un diverticolo della Flaminia,
ma una via rituale percorsa dai pellegrini che si
ritrovavano nei santuari celto-pagani della città, amministrati
non da sacerdoti, ma da druidi.
Nei cippi funerari disseminati in mezzo alle rovine, ecco
apparire altri simboli celtici, come le asce bipenni e le
croci nei cerchi. In mezzo a tronchi di colonne ecco i menhir
a forma fallica. Perché di tutto questo si è persa la memoria?
Secondo Farinacci la rimozione dell'identità celtica di
Carsulae è avvenuta a causa dell'ostilità della Chiesa
nei confronti della paganitas di queste zone che
resistette fino al Medio Evo e ben oltre. 
Alcune forme di questo paganesimo celtico sarebbero addirittura
riemerse attraverso la predicazione di San Francesco, spesso
presente con i suoi fratres sui Monti Martani. Vere,
verosimili, o false, le teorie di Farinacci sono suggestive,
a tal punto da aver ispirato articoli, siti Internet (www.agphapress.it/cir/carsulae)
ed anche fumetti. Curioso un numero del notissimo Martin
Mystère, interamente dedicato ai misteri celtici di
Carsulae (nella foto)...
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