Leggende e Misteri

A cavallo con il duca Federico

la "Montagna cosmica" Il principe Federico Cesi e Galileo Galilei seduti, nel cuore della notte, davanti al focolare del palazzo ducale d'Acquasparta a conversare del principio della relatività del moto e di chissà quali altre scoperte. E' una delle immagini più vive che ci è stata consegnata di quegli anni formidabili, tra il 1604 e il 1630 durante i quali proprio Acquasparta fece da culla all'accademia dei Lincei, oggi una tra le istituzioni scientifiche eccellenti del nostro Paese, allora una delle avventure culturali più originali di quel secolo "intermedio" e straordinario che fu il Seicento. La tradizione popolare racconta anche delle figure di Federico e Galileo intraviste quasi come ombre dalla piazza, con il lungo cannocchiale inventato dallo scienziato toscano puntato verso le stelle tra le arcate della specola che sovrasta il palazzo.
Ma ben altre storie, forse meno conosciute, potrebbero raccontare le mura e le stanze del grandioso palazzo ducale fatto costruire dai genitori di Federico intorno alla metà del '500. Storie che ad Acquasparta, proprio in questi giorni, si possono udire realmente: attraverso la voce degli studiosi che hanno partecipato ad un importante convegno sulla figura di Federico Cesi e sui Lincei e attraverso quella degli attori che, in una rappresentazione itinerante, fanno scoprire i segreti del palazzo e della vita del principe e della sua corte.

Il Celivago e i suoi amici
Era il 1604 quando il giovanissimo Federico si rifugiò ad Acquasparta allontanandosi dal palazzo di famiglia di Roma, in via della Maschera d'Oro. Alcuni mesi prima, insieme a tre amici, aveva fondato l'Accademia: era il 17 agosto del 1603. Federico Cesi, patrizio romano d'origine umbra (la famiglia Equitani da Cesi arrivò a Roma nel '400 e cambiò il nome assumendo quello del proprio luogo d'origine), Anastasio De Filiis, ternano e cugino di Federico, Francesco Stelluti di Fabriano, il più anziano del gruppo (aveva 26 anni) e Giovanni Ecchio, ovvero Johannes Van Heck, olandese, appena laureato all'università di Perugia: i primi Lincei, quattro ragazzi! Con idee chiare però: anticonformiste e non certo di gran moda tra i loro pari. L'obiettivo, fissato sin dall'inizio, era di dedicare l'intera vita ad indagare nel "gran libro della natura", con l'occhio curioso e lo sguardo acuto della lince. Con metodo e con dedizione totale, quasi in una sorta di "milizia filosofica", i Lincei si proclamavano "discepoli della natura al fine di ammirarne i portenti e di ricercarne le cause" .

Oroscopi e alchimia a Palazzo Cesi
I quattro ragazzi scelsero dei soprannomi, o meglio dei nomi di battaglia che indicavano in qualche modo le loro inclinazioni: Federico era il Celivago, per la sua passione indirizzata alle stelle e al cielo, Stelluti era il Tardigrado, per la sua natura riflessiva, De Filiis l'Eclissato e Van Heck l'Illuminato. Il più estroso era l'olandese che portò nell'accademia il frutto dei suoi studi universitari, ma anche l'eco dell'ermetismo rinascimentale. Alchimia e astrologia furono materie alle quali i giovani lincei non si sottrassero. Esiste ancora l'oroscopo, tracciato su un foglio, di una delle loro prime riunioni. E nella lista dell'inventario dei beni di Palazzo Cesi ad Acquasparta, custodito dall'attuale Accademia, spuntano atanor e alambicchi di un laboratorio alchemico messo insieme per ottenere la trasmutazione dei metalli, ovvero come "strumento conoscitivo del mondo naturale".

Un alfabeto segreto
Furono queste strane diavolerie a far schiumare di rabbia il padre di Federico che non tollerava le passioni del figlio e che non esitò a denunciare Van Heck al Sant'Uffizio (con il quale a quei tempi non si scherzava). La compagnia si sciolse, ma i Lincei non si persero d'animo. Federico trovò asilo nel palazzo d'Acquasparta e mantenne una fitta corrispondenza con i suoi amici, utilizzando un linguaggio cifrato, con i segni zodiacali e quelli dei pianeti che corrispondevano alle lettere. A Van Heck che aveva iniziato a girare per l'Europa, il principe Federico chiedeva informazioni e libri, tanti libri, in grado di soddisfare la sua inesauribile curiosità. Al cugino ternano, ad Anastasio De Filiis, l'Eclissato, il principe chiedeva invece di costruire un astrolabio.

Da Praga magica ad Acquasparta
Van Heck nelle sue lettere che giungevano ad Acquasparta anche da Praga, dove aveva conosciuto la corte di Rodolfo II frequentata da maghi e alchimisti, raccontava all'amico e "fratello" tutte le sue avventure. Compresa quella dell'aggressione ricevuta dai briganti, quando si vide costretto ad ingoiare l'anello linceo (una lince scolpita su un grosso rubino, segno di appartenenza all'Accademia) per non farlo cadere nelle mani dei banditi. Van Heck ebbe anche a che fare con un farmacista di Scandriglia che - invidioso dei suoi sistemi di cura, per giunta gratuiti, lo assalì, costringendolo a reagire e ad ucciderlo per legittima difesa. Dalle carceri pontificie l'olandese però usci solo grazie all'intercessione di Cesi e Stelluti.

Tradizione e scienza
Intorno al 1610 termina questa prima fase, la più avventurosa. L'Accademia si ricostituisce e, a distanza di poco più di un anno l'uno dall'altro, prendono l'anello linceo due personaggi importantissimi: Giambattista Della Porta, il mago-scienziato napoletano della Magia Naturalis e Galileo Galilei, l'iniziatore della ricerca sperimentale e della scienza moderna. Tra questi due personaggi, oltre che tra queste due culture, che spesso in quei tempi ancora s'incrociavano, si muove l'avventura dei Lincei che trovò una felice sintesi negli scritti di Stelluti per il quale "l'osservazione della natura è sempre sorretta da un'emozione estetica".

A Piediluco in barca con Galileo
Il Principe Federico nella sua maturità rimase affascinato dal metodo scientifico di Galilei. Gli scrisse ben 84 lettere nelle quali dibatte con lui sui temi più scottanti della ricerca scientifica e non mancò di appoggiarlo nel sostenere le tesi copernicane sulla rotazione della terra intorno al sole. Federico ospitò Galilei ad Acquasparta nel 1624 dall'8 al 22 aprile. I due ebbero tempo di discutere di scienza, ma anche di "pubbliche relazioni", specie quelle con il nuovo papa Urbano VIII in buoni rapporti con i Lincei. Ci fu il tempo anche per due escursioni: la prima alla cascata delle Marmore e la seconda a Piediluco. E proprio durante una gita in barca sul lago Galilei ebbe modo di dimostrare il principio del moto relativo, lanciando in aria la chiave della camera di Stelluti, con il rischio di farla cadere nell'acqua, come narra lo stesso accademico fabrianese in un gustoso resoconto di quella giornata.

Così lontano, così vicino
L'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo: dopo aver osservato le stelle con il cannocchiale, Galilei lasciò ad Acquasparta un'altra sua invenzione, "l'occhialino", che i Lincei si apprestarono a battezzare "microscopio". E non mancarono di utilizzarlo per osservare piante, fiori, insetti. Federico Cesi e i suoi accademici pubblicarono dei libri meravigliosi con tavole a colori sulle api (l'Apiarium, con neanche tanto celati fini adulatori nei confronti del papa Barberini che le api le aveva nello stemma di famiglia!) e sulle piante, gli animali, i minerali del nuovo mondo, nel "Tesoro messicano".

La morte del principe
Federico morì ad Acquasparta all'improvviso, nel 1630, a 45 anni, al termine di una vita costellata di vicende personali non certo felicissime, come la perdita della prima moglie e di due figli maschi neonati. Non lasciò testamento e l'Accademia vacillò, nonostante i tentativi di Stelluti di conservare i tesori scientifici, le meraviglie, i macchinari e i rarissimi libri che il principe aveva raccolto nel palazzo d'Acquasparta. La vedova volle però vendere tutto. E la sorte si accanì su quel che restava: basti pensare che i codici andarono distrutti in un naufragio nell'Atlantico mentre venivano trasportati verso la biblioteca di Berlino, dopo essere stati acquistati da Mommsen.

Senza pace anche nella tomba
Il principe Federico Cesi riposa nella sua Acquasparta, nella tomba ospitata all'interno della chiesa di Santa Cecilia. Ma nel 1872 durante un accertamento eseguito dal neonato Ministero della Pubblica Istruzione del Regno d'Italia, alla presenza del sindaco e di due medici fu rilevato che la tomba era stata violata alla ricerca di chissà quali tesori. Qualche anno dopo, durante un'altra ispezione, da un sotterraneo della chiesa venne fuori la maschera funebre in cera policromata, oggi conservata nella sede romana dell'accademia. Nel feretro fu rinvenuta una targa di piombo con la scritta "Federico Cesi, principe dei Lincei".

- I Templari e l'assedio del Poggio

- La regina di Criptona

- Carsulae celtica

- Alle ritte, ti faccio cavaliere!

- La montagna cosmica

- A cavallo con il duca Federico

- Malocchio, fatture e riti magici

- La strage degli Umbri

- La legge delle Terre Arnolfe

- Il mistero dei Gemelli