|
Carsulae, per il divertimento dei legionari
Se la visitate in una giornata limpida capirete subito perché
Tacito descrivendo questo luogo lo definiva late
prospectans. Il panorama ampio, aperto, che si può godere
dall'area archeologica è sicuramente uno dei motivi del
grande fascino che Carsulae continua ad esercitare su migliaia
e migliaia di visitatori. L'hanno definita la Pompei
dell'Umbria e come la città sepolta dall'eruzione del
Vesuvio, anche Carsulae cela dei misteri. Quello del suo
abbandono, prima di tutto. L'antica città posta sulla via
Flaminia fu lasciata dai suoi abitanti forse a causa
di eventi naturali, un bradisismo, come si può intuire dallo
sprofondamento di alcune parti di lastricato, visibile ancora
oggi. Ma l'enigma principale resta quello di svelare cosa
fosse questa città, quasi ignorata dagli storici romani,
ma che pure doveva avere una certa importanza, visto il
quartiere degli spettacoli che ancora oggi è in parte visibile
con l'anfiteatro e il teatro, venuti alla luce durante gli
ultimi scavi, il foro, i templi, le terme e la basilica.
In realtà le ipotesi sono diverse. La più suggestiva vuole
che Carsulae fosse una città del divertimento e del
relax per le legioni che tornavano a Roma dopo le campagne
vittoriose nel Nord Europa. I soldati dovevano scontare
una sorta di quarantena prima di entrare nell'Urbe, per
evitare il rischio di contagio con malattie "d'importazione"
sulla popolazione della capitale dell'impero.
|
Carsulae, grazie alle sue acque medicamentose e al suo
clima salubre era il posto giusto dove far attendere gli
impazienti legionari. Che nel frattempo potevano divertirsi
al teatro, all'anfiteatro e chissà in quanti altri modi...
Oggi l'atmosfera magica delle pietre di travertino bianco
sull'erba verde dei prati resta intatta. La visita
può iniziare dalla Provinciale Carsulana dove è stato allestito
un grande parcheggio per le auto e per i bus. Di
qui si scende per un sottovia in un sentiero (illuminato
di notte) che conduce al Centro Visita dove è stato
realizzato un piccolo museo (da vedere la statua
di Dioniso, la gigantesca testa dell'imperatore Claudio
e il corredo funerario d'oro di una bambina sepolta in una
cassa di piombo), un bookshop e un punto informazioni. Dal
terrazzo del bar si gode una meravigliosa vista sulle rovine.
Poco distante i resti del teatro con i Monti Martani
a fare da sfondo, del grande anfiteatro ricavato
in una dolina. Attraversata una strada bianca che taglia
l'area archeologica, ci sono i resti della basilica,
la chiesa dei Santi Cosma e Damiano dell'XI secolo
costruita sui resti di edifici romani. Oltre il lastricato
della via Flaminia, rimasto quasi integro, c'è il foro,
con, in evidenza, i due templi gemelli, preceduti
da una scalinata, dedicati a Castore e Polluce. Seguendo
il tracciato della Flaminia si arriva all'arco di San
Damiano, un arco trionfale (Carsulae non aveva mura)
le cui pietre si reggono le une alle altre a contrasto,
senza malta, da duemila anni.
Visualizza
la pianta aerea dell'area archeologica di Carsulae
|