Testa romana presso Carsulae Anfiteatro a Carsulae

- Cesi, Sant'Erasmo e il tempio di Torre Maggiore
- Sangemini, Carsulae e la Romita
- Portaria, Macerino e Casteldelmonte
- Acquasparta; per castelli e per rocche; la foresta fossile
- Massa Martana, catacombe e abbazie, molini e castelli
- Firenzuola, Scoppio e Terzo San Severo
- Giano, Monte Martano, San Pietro in Monte

Sangemini, Carsulae e la Romita

Carsulae, per il divertimento dei legionari

Se la visitate in una giornata limpida capirete subito perché Tacito descrivendo questo luogo lo definiva late prospectans. Il panorama ampio, aperto, che si può godere dall'area archeologica è sicuramente uno dei motivi del grande fascino che Carsulae continua ad esercitare su migliaia e migliaia di visitatori. L'hanno definita la Pompei dell'Umbria e come la città sepolta dall'eruzione del Vesuvio, anche Carsulae cela dei misteri. Quello del suo abbandono, prima di tutto. L'antica città posta sulla via Flaminia fu lasciata dai suoi abitanti forse a causa di eventi naturali, un bradisismo, come si può intuire dallo sprofondamento di alcune parti di lastricato, visibile ancora oggi. Ma l'enigma principale resta quello di svelare cosa fosse questa città, quasi ignorata dagli storici romani, ma che pure doveva avere una certa importanza, visto il quartiere degli spettacoli che ancora oggi è in parte visibile con l'anfiteatro e il teatro, venuti alla luce durante gli ultimi scavi, il foro, i templi, le terme e la basilica. In realtà le ipotesi sono diverse. La più suggestiva vuole che Carsulae fosse una città del divertimento e del relax per le legioni che tornavano a Roma dopo le campagne vittoriose nel Nord Europa. I soldati dovevano scontare una sorta di quarantena prima di entrare nell'Urbe, per evitare il rischio di contagio con malattie "d'importazione" sulla popolazione della capitale dell'impero.

 

Carsulae, grazie alle sue acque medicamentose e al suo clima salubre era il posto giusto dove far attendere gli impazienti legionari. Che nel frattempo potevano divertirsi al teatro, all'anfiteatro e chissà in quanti altri modi...
Oggi l'atmosfera magica delle pietre di travertino bianco sull'erba verde dei prati resta intatta. La visita può iniziare dalla Provinciale Carsulana dove è stato allestito un grande parcheggio per le auto e per i bus. Di qui si scende per un sottovia in un sentiero (illuminato di notte) che conduce al Centro Visita dove è stato realizzato un piccolo museo (da vedere la statua di Dioniso, la gigantesca testa dell'imperatore Claudio e il corredo funerario d'oro di una bambina sepolta in una cassa di piombo), un bookshop e un punto informazioni. Dal terrazzo del bar si gode una meravigliosa vista sulle rovine. Poco distante i resti del teatro con i Monti Martani a fare da sfondo, del grande anfiteatro ricavato in una dolina. Attraversata una strada bianca che taglia l'area archeologica, ci sono i resti della basilica, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano dell'XI secolo costruita sui resti di edifici romani. Oltre il lastricato della via Flaminia, rimasto quasi integro, c'è il foro, con, in evidenza, i due templi gemelli, preceduti da una scalinata, dedicati a Castore e Polluce. Seguendo il tracciato della Flaminia si arriva all'arco di San Damiano, un arco trionfale (Carsulae non aveva mura) le cui pietre si reggono le une alle altre a contrasto, senza malta, da duemila anni.

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