- Cesi, Sant'Erasmo e il tempio di Torre Maggiore
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- Acquasparta; per castelli e per rocche; la foresta fossile
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- Giano, Monte Martano, San Pietro in Monte

Cesi, Sant'Erasmo e il tempio di Torre Maggiore

Torre Maggiore, un tempio tra terra e cielo

Da Stant'Erasmo si può riprendere l'auto e continuare a salire verso Torre Maggiore. Le condizioni della strada non sono ottimali, ma si riesce a percorrerla, con un po' di prudenza, anche con un'auto normale. Rapidamente si esce dai boschi e il panorama diventa quello tipico di montagna con ampi pascoli verdi. Si arriva così, dopo circa 2,5 chilometri, al termine della strada. Si può lasciare l'auto vicino ad una staccionata in prossimità di un bosco d'abeti e di alcuni tavoli e camini per pic-nic. Prendendo in salita proprio in direzione dei camini, tenendo sulla destra un cippo che commemora un partigiano, si attraversa per un centinaio di metri un bosco, per poi sbucare di nuovo in una zona a pascolo. Di qui si comincia a salire verso sinistra, in direzione della cima di Torre Maggiore, dove si può vedere il recinto di rete metallica posizionato intorno all'area archeologica. Superato il cancello principale vi troverete a varcare una soglia in travertino e quindi, proprio sulla sommità del monte, vi si presenteranno i resti dell'area sacra, in uno scenario di grande suggestione.

Di fronte vedrete le grandi pietre squadrate del tempio più antico (terzo-quarto secolo avanti Cristo) che disegnano ancora lo spazio del pronaos e quello della cella. Intorno a quest'edificio, a raggiera, sono venuti alla luce, nel corso di recenti campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza, alcuni locali che dovevano servire come ricovero per i pellegrini o per gli officianti. Restando sul piccolo piazzale davanti al tempio principale si possono invece notare, sulla sinistra, i resti di un secondo tempio, più recente (secondo-primo secolo avanti Cristo), anche questo con pronaos e cella. L'area sacra, secondo gli archeologi, era frequentata già fin dal VI secolo avanti Cristo. Durante gli scavi sono stati rinvenuti molti bronzetti votivi raffiguranti Marte, o delle semplici figure umane o animali stilizzate. Il tempio, in precedenza utilizzato dagli Umbri (sono state ritrovate anche delle iscrizioni nell'antica lingua) venne poi ricostruito dopo la conquista romana. Dalla sommità delle rovine si gode un panorama a 360 gradi Si può facilmente vedere l'intera catena dei Martani e lo sguardo spazia fino a Todi e a Perugia (nelle giornate più limpide). Verso Sud-Est si possono invece ammirare le cime della Valnerina e del Terminillo e, a volte, anche il Gran Sasso.