Monte Torre Maggiore - rovine del tempio Pale eoliche

- Sabatino Moscati, "Gli dei gemelli"
- Associazione Nahars, "La montagna incantata"
- Federico Cesi, "Del naturale desiderio di conoscere"
- Flavio Frontini "I folletti de Santu Rasimu"
- Monica Petronio "Sant'Erasmo. Ad una quercia"
- Gian Luca Diamanti "L'energia dei Monti Martani"

L'energia dei Monti Martani
di Gian Luca Diamanti
Corriere dell'Umbria, marzo 2002

C'è vento sulla cima di monte Torre Maggiore.
Non sempre, ma ogni tanto c'è vento. Ci sono anche i resti di un tempio di duemilacinquecento anni fa: pietre squadrate che disegnano le geometrie sacre degli antichi umbri e poi dei romani, conquistatori pure qui. In piedi, sulla soglia d'ingresso del recinto, con un solo sguardo s'abbraccia tutta la catena dei Martani. Trenta chilometri, fino a Monte Martano, a Nord, con la sua corona di ferro fatta di ripetitori e antenne. In mezzo i crinali, le cime, le gobbe ricoperte di verde, di lecci e di prati. Morbide e sinuose. Familiari. Si gioca a riconoscerle, a nominarle a ricordare passaggi e sentieri, chiese e abbazie nascoste a chi non indossa gli scarponi da montagna, o a chi non ha da badare a vacche e pecore. Facile lasciarsi andare all'immaginazione. Difficile, ormai, mettere da parte gli incubi. Come quello di vedere l'intera dorsale dei Martani infilzata da decine di pali d'acciaio alti 50 metri, con enormi eliche. E sì che queste montagne hanno resistito a tanti attacchi: il cementificio di Acquasparta, l'elettrodotto di Cesi. Ora però il pericolo è più subdolo.
Il progetto di un parco eolico. Un'idea che a nominarla non può che piacere a tutti. Energia da fonte rinnovabile, il vento, inesauribile e non inquinante. Roba da ecologisti, addirittura. Perché per una società come la nostra c'è qualcosa di più importante che produrre energia senza inquinare? Forse sì! C'è la difesa del nostro paesaggio.
E della sua essenza selvatica.

 

E della cultura che ci lega a questi panorami. Ma non è una cosa facile da spiegare e non è nemmeno un concetto molto popolare. Gary Snyder, profeta dell'ecologia profonda, troverebbe forse le parole giuste. Lui dice che la natura non si può sfruttare impunemente, ma non è neanche un semplice posto da visitare, tantomeno un museo. E' casa nostra.
I grandi mulini a vento dei parchi eolici non producono fumi, non ci fanno venire malattie. Ma cambiano l'aspetto di casa nostra. E quindi cambiano anche qualcosa dentro la nostra testa. Rompono un equilibrio che è già sul filo di un rasoio. Il fatto è che l'energia che si può produrre sulle cime di quelle montagne non è solo quella eolica da trasformare in kilowattore. C'è un'altra energia che non si misura e non si vende. Un'energia che i grandi piloni dei moderni mulini distruggerebbero per sempre. Quella che la bellezza e l'armonia di un paesaggio trasmettono agli uomini che ci vivono dentro a quel paesaggio o che semplicemente vi transitano. I Martani di questa energia ne hanno davvero tanta. Siamo così sicuri di poterne fare a meno? E rinunciare ad un paesaggio che da secoli ha attirato come un magnete artisti, santi, viaggiatori.
Prima di montare i pilastri è forse bene discutere come utilizzare al meglio tutta l'energia dei Martani, non solo quella eolica. Magari attraverso un diverso approccio ai modelli di sviluppo di un'area come questa.