- Sabatino Moscati,"Gli dei gemelli"
- Associazione Nahars, "La montagna incantata"
- Federico Cesi, "Del naturale desiderio di conoscere"
- Flavio Frontini "I folletti de Santu Rasimu"
- Monica Petronio "Sant'Erasmo. Ad una quercia"
- Gian Luca Diamanti "L'energia dei Monti Martani"
- Marco Massarini "Magia della montagna: i Martani"
- Famiani e Galli "I fossili dei Martani"

I Fossili dei Martani - La crisi biologica del Toarciano inferiore
Famiani F., Galli R. *

L'affioramento fossilifero del Fosso di Pozzale è situato sui Monti Martani nel territorio del comune
di Spoleto, cuore dell'Umbria ed è raggiungibile dalla carrozzabile Trevi-La Bruna-M.te Martano
(Venturi, 1997). Dal passo d'Acqua Canale (quota 921 m.l.m) si segue un sentiero che raggiunge l'affioramento dopo circa 45 min. di cammino (Per ulteriori informazioni consultare l'itinerario 18
della Guida Geologica Regionale dell'Appennino Umbro-marchigiano del 2001 - 2° volume).
L'affioramento è ben esposto perché gli strati, inclinati verso sud-est, sono stati messi in luce tramite un taglio artificiale per la realizzazione di un laghetto collinare. L'importanza di questa successione è data dal fatto che qui sono ottimamente esposti gli strati che documentano la crisi biologica del Giurassico inferiore (188 ml di anni fa). Questa è meno nota rispetto a quella del passaggio K-T (Cretaceo - Terziario, 65 ml di anni fa) che portò all'estinzione dei dinosauri e degli ammoniti, ma non per questo meno significativa, dato che si estinse in totale circa il 5% delle famiglie per quel che riguarda il computo totale della fauna e della flora (Pàlfy e Smith 2000), ma per quel che riguarda la fauna marina di bassa profondità (macrofossili invertebrati e microfossili bentonici) si ha un'estinzione molto maggiore. La prova della crisi è documentata dai fossili che si ritrovano in queste rocce. Questi sono i resti di organismi vissuti milioni di anni fa che si sono conservati in vari modi. Si tratta delle parti dure (scheletri e gusci) o di modelli interni, ossia dei calchi che riproducono l'interno delle varie
conchiglie. In queste rocce si rinvengono i modelli interni degli ammoniti, oltre che a quelli di:
belemniti, rari gasteropodi, etc.
Qui si trovano anche i brachiopodi dei quali si conserva anche il guscio più o meno ricristallizzati in
calcite. Gli ammoniti sono molto importanti per la datazione relativa delle rocce, infatti costituiscono i fossili guida principali del Mesozoico ed in particolare del Giurassico e per questo sono usati per la biozonazione. La biozona è l'unità biostratigrafia fondamentale ed è costituita da un intervallo stratigrafico caratterizzato da un peculiare contenuto fossilifero esclusivo di un ben determinato tempo. Gli ammoniti erano organismi forniti di conchiglie pianospiralate e settate, costituite da coni avvolti su se stessi più o meno ricoprentisi. A seconda del tipo di ricoprimento partiamo da forme evolute ove questo è minimo, fino ad arrivare a forme involute, ove può essere anche maggiore dell'80%. Le conchiglie possono inoltre essere o lisce o variamente ornate da coste, nodi, fibule, tubercoli e spine, caratteristici delle diverse specie. Secondo recenti studi stratigrafici questi organismi avevano un comportamento simile a quello degli attuali Nautilus; vivevano infatti in acque tropicali, ossigenate e limpide. Questa è un'ulteriore prova che il nostro mondo è cambiato geograficamente per azione del corrugamento appenninico e di altri fenomeni connessi. Nelle rocce del Lias superiore (precisamente nel Toarciano basale) si ha la documentazione di una crisi biologica dovuta a vari fenomeni che avrebbero provocato l'anossia delle acque. Questa improvvisa carenza d'ossigeno avrebbe portato alla scomparsa di molti organismi, tra i quali troviamo vari generi di ammoniti. L'evento principale che si è verificato è la scomparsa della sottofamiglia dei Protogrammoceratinae, degli Arieticeratinae e dei Phylloceratidae evoluti (generi Geyeroceras, Calaiceras e famiglia delle Juraphyllitidae).

Ciò è dimostrato dal ritrovamento di ammoniti come Protogrammoceras bassanii, "Neolioceratoides" laeviornatus, Neolioceratoides schopeni, Meneghiniceras sp. ind., Harpophylloceras eximium, etc. negli strati rosa-vinaccia noti in letteratura come membro "I Lecceti" che sono riferibili alla biozona a P. bassanii. Questo membro per alcuni appartiene alle Marne del M.te Serrone, mentre per altri rappresenterebbe una facies somigliante al Rosso Ammonitico (R. A. facies, Venturi 2001). Negli strati sottostanti (più antichi dei precedenti) appartenenti al Domeriano sono stati inoltre rinvenuti ammoniti quali Emaciaticeras emaciatum (scomparso alla fine del Domeriano) e Protogrammoceras gr. bassanii. E' molto significativo, per l'evento critico, distinguere morfologicamente gli ammoniti sotto e soprastanti la crisi. Sotto sono presenti conchiglie con coste più o meno rectiradiate, sigmoidi e falcoidi (generi Fontanelliceras, Canavaria, Di-Stefania, Trinacrioceras, Neolioceratoides, Protogrammoceras, ecc.). Sopra si hanno conchiglie con coste non rectiradiate, più flessuose, falcoidi fino a falcate (generi Harpoceras, Martanites, Taffertia, Hildaites, ecc.). Per quel che riguarda i Phylloceratidae, scompaiono le forme evolute, ornate sulla camera d'abitazione (generi Harpophylloceras, Meneghiniceras) sostituite dopo da forme più involute e inornate (generi Phylloceras, Calliphylloceras) (Venturi 1998). Per quel che riguarda le suture Venturi (1997), trattando il suo genere Martanites, ha fatto vedere anche le differenze tra i Protogrammoceratinae preanossici e gli Harpoceratinae postanossici. Tutto il discorso si inquadra bene con l'ammettere una consistente radiazione adattiva postanossica della parte iniziale della zona ad Harpoceras Serpentinum che ha portato allo sviluppo degli Hildoceratinae, Mercaticeratinae, e, nella parte superiore della zona ad H. Serpentinum , a quello di Hammatoceratidae, Leukadiellinae, e Phymatoceratidae.
Le cause di questa crisi sono ancora molto incerte. Interessante è la teoria di un gruppo di scienziati
francesi (Geux et al. 2001) che in base allo studio geochimico dei rapporti isotopici di alcuni elementi (stronzio, ossigeno e carbonio) hanno ipotizzato una fase di raffreddamento climatico con regressione marina, corrispondente al top della nostra Corniola, seguita da un aumento anomalo delle temperature con conseguente innalzamento del livello delle acque (trasgressione) che ha determinato l'anossia (Venturi 2002). Un'altra ipotesi è quella di un gruppo di scienziati (Pàlfy e Smith) che metterebbe in relazione l'estinzione del Giurassico inferiore (Lias) con un periodo di intensa attività vulcanica. Questo studio è basato sugli isotopi del Carbonio, dello Stronzio e del Ferro (elemento che avrebbe determinato l'anossia) ed è stato effettuato sui basalti delle aree del Karoo (Sudafrica) e del Ferrar (Antartide) che nel Giurassico appartenevano ad un'unica provincia magmatica. Queste rocce sono state datate radiometricamente e si è visto che la loro età corrisponderebbe al tempo della nostra crisi anossica del Lias. Queste teorie sono interessanti anche se per avere un quadro più chiaro bisognerebbe disporre di molti più dati, innanzitutto sulle successioni appenniniche e mediterranee e di maggiori risorse. Questi ultimi sarebbero utili per poter effettuare degli studi su altre sezioni dell'Appennino Umbro-Marchigiano, dato che in quest'area vi è conservata un'ottima documentazione. Tutto ciò è necessario al fine di poter capire cosa sia realmente successo in quel lontano periodo chiamato Lias distante da noi milioni di anni.

*Famiani F., Galli R. membri del G.U.M.P.