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L'affioramento fossilifero del Fosso di Pozzale è
situato sui Monti Martani nel territorio del comune
di Spoleto, cuore dell'Umbria ed è raggiungibile
dalla carrozzabile Trevi-La Bruna-M.te Martano
(Venturi, 1997). Dal passo d'Acqua Canale (quota 921 m.l.m)
si segue un sentiero che raggiunge l'affioramento dopo circa
45 min. di cammino (Per ulteriori informazioni consultare
l'itinerario 18
della Guida Geologica Regionale dell'Appennino Umbro-marchigiano
del 2001 - 2° volume).
L'affioramento è ben esposto perché gli strati,
inclinati verso sud-est, sono stati messi in luce tramite
un taglio artificiale per la realizzazione di un laghetto
collinare. L'importanza di questa successione è data
dal fatto che qui sono ottimamente esposti gli strati che
documentano la crisi biologica del Giurassico inferiore
(188 ml di anni fa). Questa è meno nota rispetto
a quella del passaggio K-T (Cretaceo - Terziario, 65 ml
di anni fa) che portò all'estinzione dei dinosauri
e degli ammoniti, ma non per questo meno significativa,
dato che si estinse in totale circa il 5% delle famiglie
per quel che riguarda il computo totale della fauna e della
flora (Pàlfy e Smith 2000), ma per quel che riguarda
la fauna marina di bassa profondità (macrofossili
invertebrati e microfossili bentonici) si ha un'estinzione
molto maggiore. La prova della crisi è documentata
dai fossili che si ritrovano in queste rocce. Questi sono
i resti di organismi vissuti milioni di anni fa che si sono
conservati in vari modi. Si tratta delle parti dure (scheletri
e gusci) o di modelli interni, ossia dei calchi che riproducono
l'interno delle varie
conchiglie. In queste rocce si rinvengono i modelli interni
degli ammoniti, oltre che a quelli di:
belemniti, rari gasteropodi, etc.
Qui si trovano anche i brachiopodi dei quali si conserva
anche il guscio più o meno ricristallizzati in
calcite. Gli ammoniti sono molto importanti per la datazione
relativa delle rocce, infatti costituiscono i fossili guida
principali del Mesozoico ed in particolare del Giurassico
e per questo sono usati per la biozonazione. La biozona
è l'unità biostratigrafia fondamentale ed
è costituita da un intervallo stratigrafico caratterizzato
da un peculiare contenuto fossilifero esclusivo di un ben
determinato tempo. Gli ammoniti erano organismi forniti
di conchiglie pianospiralate e settate, costituite da coni
avvolti su se stessi più o meno ricoprentisi. A seconda
del tipo di ricoprimento partiamo da forme evolute ove questo
è minimo, fino ad arrivare a forme involute, ove
può essere anche maggiore dell'80%. Le conchiglie
possono inoltre essere o lisce o variamente ornate da coste,
nodi, fibule, tubercoli e spine, caratteristici delle diverse
specie. Secondo recenti studi stratigrafici questi organismi
avevano un comportamento simile a quello degli attuali Nautilus;
vivevano infatti in acque tropicali, ossigenate e limpide.
Questa è un'ulteriore prova che il nostro mondo è
cambiato geograficamente per azione del corrugamento appenninico
e di altri fenomeni connessi. Nelle rocce del Lias superiore
(precisamente nel Toarciano basale) si ha la documentazione
di una crisi biologica dovuta a vari fenomeni che avrebbero
provocato l'anossia delle acque. Questa improvvisa carenza
d'ossigeno avrebbe portato alla scomparsa di molti organismi,
tra i quali troviamo vari generi di ammoniti. L'evento principale
che si è verificato è la scomparsa della sottofamiglia
dei Protogrammoceratinae, degli Arieticeratinae e dei Phylloceratidae
evoluti (generi Geyeroceras, Calaiceras e famiglia delle
Juraphyllitidae).
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Ciò è dimostrato dal ritrovamento di ammoniti
come Protogrammoceras bassanii, "Neolioceratoides"
laeviornatus, Neolioceratoides schopeni, Meneghiniceras
sp. ind., Harpophylloceras eximium, etc. negli strati rosa-vinaccia
noti in letteratura come membro "I Lecceti" che
sono riferibili alla biozona a P. bassanii. Questo membro
per alcuni appartiene alle Marne del M.te Serrone, mentre
per altri rappresenterebbe una facies somigliante al Rosso
Ammonitico (R. A. facies, Venturi 2001). Negli strati sottostanti
(più antichi dei precedenti) appartenenti al Domeriano
sono stati inoltre rinvenuti ammoniti quali Emaciaticeras
emaciatum (scomparso alla fine del Domeriano) e Protogrammoceras
gr. bassanii. E' molto significativo, per l'evento critico,
distinguere morfologicamente gli ammoniti sotto e soprastanti
la crisi. Sotto sono presenti conchiglie con coste più
o meno rectiradiate, sigmoidi e falcoidi (generi Fontanelliceras,
Canavaria, Di-Stefania, Trinacrioceras, Neolioceratoides,
Protogrammoceras, ecc.). Sopra si hanno conchiglie con coste
non rectiradiate, più flessuose, falcoidi fino a
falcate (generi Harpoceras, Martanites, Taffertia, Hildaites,
ecc.). Per quel che riguarda i Phylloceratidae, scompaiono
le forme evolute, ornate sulla camera d'abitazione (generi
Harpophylloceras, Meneghiniceras) sostituite dopo da forme
più involute e inornate (generi Phylloceras, Calliphylloceras)
(Venturi 1998). Per quel che riguarda le suture Venturi
(1997), trattando il suo genere Martanites, ha fatto vedere
anche le differenze tra i Protogrammoceratinae preanossici
e gli Harpoceratinae postanossici. Tutto il discorso si
inquadra bene con l'ammettere una consistente radiazione
adattiva postanossica della parte iniziale della zona ad
Harpoceras Serpentinum che ha portato allo sviluppo degli
Hildoceratinae, Mercaticeratinae, e, nella parte superiore
della zona ad H. Serpentinum , a quello di Hammatoceratidae,
Leukadiellinae, e Phymatoceratidae.
Le cause di questa crisi sono ancora molto incerte. Interessante
è la teoria di un gruppo di scienziati
francesi (Geux et al. 2001) che in base allo studio geochimico
dei rapporti isotopici di alcuni elementi (stronzio, ossigeno
e carbonio) hanno ipotizzato una fase di raffreddamento
climatico con regressione marina, corrispondente al top
della nostra Corniola, seguita da un aumento anomalo delle
temperature con conseguente innalzamento del livello delle
acque (trasgressione) che ha determinato l'anossia (Venturi
2002). Un'altra ipotesi è quella di un gruppo di
scienziati (Pàlfy e Smith) che metterebbe in relazione
l'estinzione del Giurassico inferiore (Lias) con un periodo
di intensa attività vulcanica. Questo studio è
basato sugli isotopi del Carbonio, dello Stronzio e del
Ferro (elemento che avrebbe determinato l'anossia) ed è
stato effettuato sui basalti delle aree del Karoo (Sudafrica)
e del Ferrar (Antartide) che nel Giurassico appartenevano
ad un'unica provincia magmatica. Queste rocce sono state
datate radiometricamente e si è visto che la loro
età corrisponderebbe al tempo della nostra crisi
anossica del Lias. Queste teorie sono interessanti anche
se per avere un quadro più chiaro bisognerebbe disporre
di molti più dati, innanzitutto sulle successioni
appenniniche e mediterranee e di maggiori risorse. Questi
ultimi sarebbero utili per poter effettuare degli studi
su altre sezioni dell'Appennino Umbro-Marchigiano, dato
che in quest'area vi è conservata un'ottima documentazione.
Tutto ciò è necessario al fine di poter capire
cosa sia realmente successo in quel lontano periodo chiamato
Lias distante da noi milioni di anni.
*Famiani F., Galli R. membri del G.U.M.P.
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