Pianoro presso San'Erasmo Sant'Erasmo

- Sabatino Moscati, "Gli dei gemelli"
- Associazione Nahars, "La montagna incantata"
- Federico Cesi, "Del naturale desiderio di conoscere"
- Flavio Frontini "I folletti de Santu Rasimu"
- Monica Petronio "Sant'Erasmo. Ad una quercia"
- Gian Luca Diamanti "L'energia dei Monti Martani"

La montagna incantata
a cura dell'associazione culturale Nahars
tratto dal periodico Nahars, 1998

La "montagna incantata" non andate a cercarla tanto lontano.
E' a due passi da casa: tutti la chiamano, in modo familiare, la montagna di Cesi. In realtà si chiama Monte Eolo, perché soffia, come il dio dei venti. Le sue viscere sono una groviera. E' attraversata da grotte e cunicoli, e dalle aperture, una è proprio nei pressi delle mura di Sant'Erasmo, fuoriescono getti d'aria: calda d'inverno, fresca d'estate.
Un fenomeno che stimolava l'attenzione dei viaggiatori europei del Grand Tour. In giro per l'Italia, nel Settecento e nell'Ottocento, facevano una deviazione a Cesi attratti dalla curiosità naturale.
Gallerie e caverne risvegliano l'immaginazione. Specie se ci sono storie bimillenarie legate alle loro profondità. Tito Livio nelle sue Historiae racconta di mille soldati umbri che si opponevano alla conquista romana della loro terra: trovarono la morte proprio nelle grotte di Cesi.
I Romani ve li spinsero, poi chiusero le aperture e appiccarono il fuoco.
A Cesi si può ancora visitare la Grotta Eolia (Palazzo Stocchi) ed immaginare la regina degli Umbri che, così come vuole un'altra leggenda, percorreva in biga le gallerie sotterranee della città di Crotona da Cesi a Carsulae.
Storia e leggenda, panorami mozzafiato, il verde cupo dei lecci e quello brillante dei prati fanno di Sant'Erasmo uno dei luoghi più affascinanti dell'Umbria meridionale.

Sospeso tra cielo e terra su uno sperone di roccia calcarea fortificato da popolazioni di origine umbro-sabina già cinque secoli prima di Cristo, questo luogo, secondo gli archeologi, ospitava una piccola cittadina, Clusiolum.
Sulla parte più avanzata dello sperone roccioso, quella che guarda verso la conca ternana, si ergeva un grande tempio italico.
All'insediamento si accedeva mediante due porte: una è quella che ancora si può vedere giungendo dalla strada di Cesi, protetta da un antemurale. L'altra si trova sul lato Est delle mura ed immette direttamente sul prato tra la chiesa di Sant'Erasmo e il podio dell'antico tempio.
La chiesa ha caratteri romanici e fu eretta da monaci benedettini, forse proprio per cristianizzare, così come era in uso allora, un luogo in precedenza usato per onorare le divinità pagane.
Magari divinità gemelle. Come nella vicina Carsulae, dove nei pressi dei templi gemelli di Castore e Polluce, venne costruita la chiesa dei santi e fratelli Cosma e Damiano. Anche Sant'Erasmo (che viene detto pure Sant'Elmo) ha un legame con Castore e Polluce: i "fuochi di Sant'Elmo", un fenomeno luminoso che si verifica sugli alberi delle navi durante le tempeste, nell'antichità erano attribuiti all'intervento di Castore e Polluce, i Dioscuri.
Nel Medioevo la montagna di Cesi si arricchì delle fortificazioni che ancora oggi si possono ammirare percorrendo il sentiero delle torri, che dal centro abitato di Cesi porta fino a Sant'Erasmo.
Duemila e cinquecento anni di storia, che si confondono in un presente "eterno" dentro un ambiente naturale per gran parte intatto. Così la "montagna incantata" compie la sua magia e ci aiuta a ritrovare la parte di noi stessi che laggiù, a valle, spesso dimentichiamo.